Innovazione Creativa
Nuovi bisogni creativi

Economia della cultura e della creatività

Nell’attuale mondo interconnesso è evidente come il potere della cultura sia in grado di modellare le società. Le sue diverse manifestazioni, dai nostri preziosi monumenti storici e musei, alle pratiche tradizionali e forme d’arte contemporanee, arricchiscono le nostre vite quotidiane in innumerevoli modi. Il patrimonio costituisce una risorsa per l’identità e la coesione di comunità, affette dall’accelerazione dei cambiamenti e dall’instabilità economica. La creatività contribuisce alla costruzione di società aperte, inclusive e pluralistiche. Il patrimonio e la creatività sono la base su cui costruire società dinamiche ed innovative. Nessun progresso sociale può essere duraturo se non possiede una forte componente culturale. Infatti soltanto un approccio allo sviluppo centrato sull’uomo e basato sul rispetto reciproco e sul dialogo interculturale aperto tra le culture può portare a risultati duraturi, inclusivi ed equi.

L’innovazione sociale in questo senso segue le “tipiche” fasi di ogni innovazione: dal prototipo alla sperimentazione all’adozione da parte di qualcuno. Quando una serie di soggetti inizia ad adottare una soluzione nuova, entriamo nella fase critica in cui si determina se l’innovazione rimarrà appannaggio di una elite o diventerà lo "standard”, cioè il modo normale di agire e di usare determinati strumenti.

Il concetto di “economia della cultura e della creatività” vede infatti il proprio esordio tra gli anni 60 e 70 del secolo scorso, accanto a note figure come William Baumol e William Bowen (1966), Alan Peacock (1969) e David Throsby (1979).
Pioneristici sono stati gli interventi dei governi australiano e britannico che per primi, negli anni Novanta, hanno espresso l’importanza detenuta dalla cultura e dalla creatività quali asset economico-sociali e, dunque, teorizzato le prime definizioni e delineazioni del settore della cultura e della creatività, con un focus sulle industrie culturali e creative (ICC).
Alcuni studiosi della creatività hanno cercato di comprendere il processo creativo scomponendolo in distinte fasi. Wallas elabora una teoria delle fasi che sarà poi ripresa con pochi cambiamenti da molti altri; egli riteneva che il processo creativo potesse essere suddiviso in quattro momenti: preparazione, incubazione, illuminazione e verifica.

– La fase di preparazione si configura come un momento preliminare, durante il quale l’individuo raccoglie dati, pensa in modo libero, cerca e ascolta suggerimenti, vaga con la mente.

– Il secondo momento, “lo stadio dell’incubazione è deducibile dal fatto che tra il periodo della preparazione e quello dell’illuminazione trascorre un certo periodo di tempo, che può andare da pochi minuti a mesi o anni”. Quindi dopo la preparazione il materiale raccolto non è semplicemente introiettato, ma procede in un periodo di elaborazione, delle cui modalità il creativo ha scarsa oppure nessuna consapevolezza: “l’inventore cova le sue idee in germe come la gallina cova le sue uova o come l’organismo cova i suoi microbi prima dello scoppio della febbre”.

– Lo scoppio della febbre fulminante e dirompente è il terzo momento, quello dell’illuminazione: dove poco prima vigeva la confusione e l’oscurità, ora le soluzioni e le idee appaiono e affluiscono con chiarezza, può essere “un’intuizione improvvisa, o una visione chiara, o una sensazione, qualcosa tra un’impressione e una soluzione, altre volte invece è il risultato di uno sforzo prolungato”.

– La verifica chiude questa sequenza; essa è necessaria affinché la soluzione possa superare la valutazione critica dell’innovatore, o anche di un pubblico.Sarebbe interessante capire meglio ciò che caratterizza queste fasi, ma sfortunatamente i testi reperibili rivelano tutti una certa superficialità nel descrivere tale processo.

Il patrimonio culturale immateriale deve:
Essere trasmesso di generazione in generazione; Essere costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia; Trasmettere alle comunità e ai gruppi un senso d'identità e di continuità; Contribuire alla promozione del rispetto per la diversità culturale e la creatività umana; Essere compatibile con gli strumenti internazionali esistenti in materia di diritti umani; Essere compatibile con la promozione delle esigenze di rispetto reciproco fra comunità, gruppi e individui nonché di sviluppo sostenibile (RS 0.440.6, art. 2, cpv. 1). Il patrimonio culturale immateriale si manifesta tra l'altro nei seguenti settori (RS 0.440.6, art. 2, cpv. 2):
Tradizioni ed espressioni orali, ad esempio: canti, leggende e fiabe tradizionali; Le arti dello spettacolo come ad esempio: musica tradizionale, teatro, danza, ballo in maschera, spettacolo di marionette; Le consuetudini sociali, gli eventi rituali e festivi come ad esempio: feste stagionali, cortei e processioni, usanze carnevalesche o giochi; Le cognizioni e le prassi relative alla natura e all'universo come ad esempio: conoscenze tradizionali mediche o agricole; L'artigianato tradizionale come ad esempio: lavorazione, creazione o pittura tradizionali di pietra, terra, legno, metallo, pelle, carta, vetro e prodotti tessili.